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Gianni. Sull’uso politico del calcio

Quelli che si giocheranno tra Canada, Messico e Stati Uniti saranno tra i Mondiali più “politici” di sempre. L’asse tra Donald Trump e Gianni Infantino però è solo il segno di una realtà che conosciamo anche al di fuori dei Mondiali: il calcio è politico ovunque e lo è sempre stato. È politico il fatto che la nazionale femminile nordcoreana sia fortissima, o l’uso della maglietta gialla del Brasile tra i sostenitori di Jair Bolsonaro, o quando i calciatori turchi festeggiano un goal con il saluto militare. Calcio, propaganda e identità continuano a girare attorno alla giostra dorata di questi Mondiali.

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Calcio e politica sono sempre stati due rotaie di uno stesso binario ma con i Mondiali nordamericani di quest’estate il treno della storia che ci viaggiava sopra ha iniziato a deragliare.

Gianni Infantino li ha espansi per assumere un ruolo personalistico e ipertrofico; Donald Trump li ha usati per mettere in vetrina le sue politiche più autoritarie e per rafforzare l’asse con le monarchie del Golfo con cui vorrebbe ridisegnare il Medio Oriente. In questa cornice calcio, identità e propaganda si contaminano l’un l’altra, tra le 48 squadre che vi prenderanno parte, ma anche tra quelle che, con le buone o che con le cattive, sono state escluse.

Cosa contiene

La diplomazia delle maglie da calcio di Gianni Infantino, come faranno gli haitiani a giocare i mondiali in un posto dove tutti pensano che mangino i cani, cosa vuol dire allenare una nazionale di gente che nella vita fa altro, come mai la nazionale di calcio femminile della Corea del Nord è fortissima, e molto altro.

Testi delle redazioni di UltimoUomo e Iconografie

17×24 cm • 80 pagine • Copertina foil • Interno a colori